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    Sebastiano Burgaretta

Sebastiano Burgaretta

I giorni del corona

I giorni del corona è un libro che si offre come un poetico specchio riflettente dei tanti limiti e difetti che la società di oggi sta inesorabilmente rivelando, e perciò può servire da stimolo alla personale riflessione di ciascuno, in ordine alla soluzione che tutti siamo chiamati a dare, ciascuno per proprio conto e nell’ambito delle proprie responsabilità, e ciò nel rispetto degli oltre centomila italiani morti a causa della pandemia e di quanti si sono prodigati e continuano a prodigarsi, per fronteggiare questa tragedia epocale. Riflessione agevolata e resa gradevole dalla cadenza musicale che caratterizza la versificazione dell’opera.

 

 

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Informazioni su questo libro
Sinossi

Puntuale, sofferto diario in versi dei lunghi, drammatici giorni portati dal contagio del COVID – 19, il poemetto I giorni del corona registra e canta, giorno dopo giorno nell’arco quasi di un anno, i momenti difficili, tragici, e anche palesemente contraddittori, vissuti da tutti nell’annus horribilis del 2020.

Il poeta, come ha evidenziato nella sua nota di prefazione Giuseppe Traina, espone in questi versi la sua vocazione civile mai sopita, che qui si fa poetica testimone d’una dolorosa vicenda collettiva, senza per ciò dismettere l’esperienza lirica della sua profonda religiosità, anzi saldando in modo coerente e personale questi due elementi che da sempre gli sono propri.

Sebastiano Burgaretta riflette ad alta voce e sembra volere fare conti difficili e disagevoli insieme con i lettori, in particolare con quelli dalla coscienza libera e sensibili ai danni epocali provocati dalla condotta dissennata dell’uomo. Tutto il poemetto è pervaso da una sorta di disincanto e di delusione per il rapporto malato che l’uomo ha con la natura e, conseguentemente, con i bisogni primordiali cui di concerto con la natura egli dovrebbe dare adeguate, equilibrate, sane risposte.

La pandemia ha improvvisamente messo a nudo le responsabilità dell’uomo nella sua dimensione planetaria. Egli non può più far finta di niente, deve cambiare registro ai suoi comportamenti verso la natura e verso il suo prossimo, pena l’aggravarsi del disastro che si è concretizzato a causa della pandemia, con i problemi di natura esistenziale, sociale, economica, che sono esplosi in tutta la loro consistenza e cogente problematicità.

Dalla prima alla seconda ondata del contagio, tra passione civile e ironia, declinata anche nella forma dell’autoironia, il canto del poeta raccoglie e registra una messe di dolori, di ansie, di sofferenze, davanti alle quali la macchina della retorica, sempre dura a morire, e, peggio ancora, del negazionismo a oltranza non intende retrocedere. E tuttavia dal velo di disincanto e di delusione trapela, ex abundantia cordis, il filo mai reciso della fiducia riposta nella forza rigenerante della natura e quella della speranza e della fiducia nella vita. Dato, questo, esperienziale vissuto, ancor prima d’essere cantato in versi, dal poeta a causa della penetrazione del virus anche tra i suoi familiari.

Disincanto e speranza, passione civile e stigmatizzazione della retorica diffusa ad opera dei mezzi di comunicazione, sono dal poeta declinati in una lingua fortemente personalizzata e caratterizzata da un mistilinguismo di ascendenza mediterranea, che è da sempre una delle connotazioni formali dello stile poetico di Sebastiano Burgaretta.

Dettagli

ISBN: 978-88-6260-049-1
Casa Editrice: SALARCHI IMMAGINI
Collana: Archetti
Data di pubblicazione: 2021
Pagine: 83

Incontra l'autore
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E' nato ad Avola (SR) nel 1946 e lì vive. Studioso di tradizioni popolari, ha collaborato con Antonino Uccello, al quale ha dedicato alcuni scritti. Collabora tuttora con varie istituzioni accademiche e con enti museali siciliani. Spazia, con i suoi interessi culturali, tra poesia e saggistica varia in campo etnoantropologico, letterario, religioso e artistico. Suoi saggi sono stati pubblicati nelle riviste Otto-Novecento, Il Veltro, Il fuoco, Lares, La ricerca folklorica, Etnostorica, Il cantastorie, Nuove Effemeridi, Kalòs etc.

Ha pubblicato numerosi volumi, fra i quali: I fatti di Avola (1981;1998), Api e miele in Sicilia (1982), I "nudi" di San Sebastiano ad Avola e Melilli (1983), Avola festaiola (1988), Mattia Di Martino nelle lettere inedite al Pitrè (1992), L'opera dell'uomo a Cava Grande del Cassibile (1992), Festa (1996), Sapienza del fare (1996), Retablo siciliano (1997), Di Spagna e di Sicilia (2001). Come poeta ha dato alle stampe i seguenti titoli: diario del golfo (1992), l'ala del tempo (1995), epigraffi – con lo pseudonimo di vanesio mercuriale – (1998), mpizzu ri fuddìa (1999), anàstasis (2000), trame del mediterraneo, con prefazione di silvana grasso (2003), le‘olàm, con prefazione di franco loi (2004) rrèpitu per il due dicembre (2008), sovente all’anima, con prefazione di Iuan Miguel Dominiguez Prieto. È presente con suoi versi in alcune riviste, come arenaria e sharad, e in antologie poetiche, tra le quali lingua lippusa, curata da corrado di pietro per venìlia editrice nel 1992, e inchiostri, edito da salarchi immagini (2000). Ha vinto, fra gli altri, i premi Vann'Antò e il premio speciale Leonforte.

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