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    Sebastiano Burgaretta

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L’AZZURRO VELO

Alla poesia tutta folgori e illuminazioni, schegge ed epifanie, di Clemente Rebora e di Giuseppe Ungaretti mi fa pensare il miracoloso poema sacro dell’amico poeta, e compagno d’irrequiete avventure della fede, Sebastiano Burgaretta: il suo stesso dirsi visitato da queste immagini come da velate teofanie, il suo inquieto girovagare tra figure dell’evangelou come a vederne schiudere segrete essenze e rivelazioni apocrife, l’uso spericolato di un mistilinguismo che dalla ieraticità del dettato sapienza trascolora fino al viscerale espressionismo del vernacolo. (Dalla postfazione di Antonio Di Grado)

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Informazioni su questo libro
Sinossi

L’azzuro velo. Azzurro: il colore del cielo. Come il manto della Vergine Santa. Sono versi che cantano il cielo. Ma non un cielo lontano, bensì un cielo che avvolge la terra, un cielo che si è chinato sulla terra, un cielo che bacia la terra. Il mistero di un Dio che si fa uomo, che porta il cielo sulla terra. E da quel momento non v’è cielo senza terra, non v’è terra senza amore.
L’azzuro velo. E’ un velo che copre la terra. Delicatamente. Silenziosamente. “La verità ama nascondersi” (Eraclito). “Deus absconditus” (Is 45,15). Dio non è fragoroso. Si rivela velandosi. Non mette l’uomo con le spalle a muro. Lascia all’uomo la libertà della ricerca, il gusto della ricerca. Per far scoprire alla fine che è Dio alla ricerca dell’uomo. “Adamo, dove sei?” (cfr Gen 3,9). Per far scoprire all’uomo di essere cercato. Per donargli alla fine la gioia dell’incontro, per togliergli il velo dagli occhi: “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato” (B.Pascal).
E di incontri si parla in questo azzurro velo. Incontri di uomini con Cristo. Incontri che svelano il mistero della vita, che svelano il senso della vita. Incontri che aprono orizzonti sconfinati.
(dalla prefazione di Giuseppe Greco)

Dettagli

Casa Editrice: ARCHILIBRI
Collana: Verso sud
Data di pubblicazione: gennaio 2019
Pagine: 163

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E' nato ad Avola (SR) nel 1946 e lì vive. Studioso di tradizioni popolari, ha collaborato con Antonino Uccello, al quale ha dedicato alcuni scritti. Collabora tuttora con varie istituzioni accademiche e con enti museali siciliani. Spazia, con i suoi interessi culturali, tra poesia e saggistica varia in campo etnoantropologico, letterario, religioso e artistico. Suoi saggi sono stati pubblicati nelle riviste Otto-Novecento, Il Veltro, Il fuoco, Lares, La ricerca folklorica, Etnostorica, Il cantastorie, Nuove Effemeridi, Kalòs etc.

Ha pubblicato numerosi volumi, fra i quali: I fatti di Avola (1981;1998), Api e miele in Sicilia (1982), I "nudi" di San Sebastiano ad Avola e Melilli (1983), Avola festaiola (1988), Mattia Di Martino nelle lettere inedite al Pitrè (1992), L'opera dell'uomo a Cava Grande del Cassibile (1992), Festa (1996), Sapienza del fare (1996), Retablo siciliano (1997), Di Spagna e di Sicilia (2001). Come poeta ha dato alle stampe i seguenti titoli: diario del golfo (1992), l'ala del tempo (1995), epigraffi – con lo pseudonimo di vanesio mercuriale – (1998), mpizzu ri fuddìa (1999), anàstasis (2000), trame del mediterraneo, con prefazione di silvana grasso (2003), le‘olàm, con prefazione di franco loi (2004) rrèpitu per il due dicembre (2008), sovente all’anima, con prefazione di Iuan Miguel Dominiguez Prieto. È presente con suoi versi in alcune riviste, come arenaria e sharad, e in antologie poetiche, tra le quali lingua lippusa, curata da corrado di pietro per venìlia editrice nel 1992, e inchiostri, edito da salarchi immagini (2000). Ha vinto, fra gli altri, i premi Vann'Antò e il premio speciale Leonforte.

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