Pippo Digiacomo con “Pettine Bello” nella Comiso che fu
On agosto 9, 2018 | 0 Comments

 

Una giornata scelta a caso nella Comiso degli anni 70’. E’ il 21 luglio del 1976 e Peppuccio («U’ raziaru ‘mazzibbilliche), novello Leopold Bloom, si muove per le vie della città teatro per raccontare vicende minime, personaggi, odori. Pippo Digiacomo, dismessi i panni dell’ufficialità palermitana, si rituffa nella sua Comiso con «Pettine Bello», il romanzo ispirato da uno dei personaggi che popolano vicoli e vie della città, un venditore-declamatore di una eleganza un po’ demodè che vende sogni e ispira bellezza.

A modo suo è un personaggio irriverente e raffinato che coglie la fantasia di Digiacomo che lo descrive come un «Fred Buscaglione un po’ più allungato, unico ed inimitabile».
Gessato grigio, capelli impomatatati tiene in una valigia di cartone una mercanzia varia, una piccola merceria ambulante che accendeva il sogno di giovani e meno giovani. Insieme a tanti altri personaggi eccentrici, popolani, c’è anche la Comiso letteraria con le passeggiate in piazza con Gesualdo Bufalino, c’è Lionello Fiume e il circolo di artisti-pittori che si affermeranno più tardi.

Pippo Digiacomo ha spiegato la genesi della narrazione: «Questi personaggi fanno parte della mia giovinezza, mi hanno accompagnato fino all’età matura e sono stati un po’ i protagonisti della mia vita, irrompono in uno scenario di una città-teatro in una giornata di un giovanissimo appena maturato». “Pettine Bello” risulta una biografia, un modo di guardarsi indietro da parte dell’autore non in prima persona ma attraverso la coralità dell’umanità varia che abita la città. Una prospettiva autentica, vera, informale, che rallegra ma fa anche pensare.

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